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a cura di Francesco Bonomi

Breve Storia del Modellismo Ferroviario

Il modellismo ferroviario nacque quasi contemporaneamente alle ferrovie stesse, che rappresentarono al loro apparire un avanzamento tecnologico incredibile per l'epoca.

Tuttavia, le prime realizzazioni di "trenini elettrici" risalgono alla fine dell'ottocento, quando la familiarità degli utenti con l'elettricità fece perdere a quest'ultima gran parte del suo fascino misterioso. Si trattava di treni in grande scala (scala 1:32, detta "1"), azionati da motori elettrici …a 110V c.a. (la comune tensione domestica in quei giorni), destinati - per dimensioni e costo - a consumatori di lusso.

Solo dopo la prima guerra mondiale cominciarono ad apparire i primi treni azionati a voltaggi più ragionevoli (da 48 a 24 volt), i primi treni in scala "0" (si legge "zero", con rapporto di riduzione 1:48 in USA e 1:43 in Europa), ed i primi motori a corrente continua. I modelli erano ancora in metallo e legno, e spesso i modellisti erano costretti a fabbricarsi da soli il binario e i sistemi di regolazione della tensione. Non era difficile trovare batterie d'auto (allora a 6V) disposte in serie come sorgente di elettricità, con un barattolone di acqua salata e una bacchetta di carbone spinta più o meno a fondo a fare da regolatore di corrente.

A metà degli anni '30, usciti dalla crisi del '29, cominciarono ad apparire i primi treni in H0 ("acca-zero", dalle parole inglesi half-zero, cioè metà della scala zero). Ad onta del nome, la scala è di 1:87. Solo gli inglesi usano treni in scala 1:76 che corrono su binari in scala 1:87: questo pasticcio viene chiamato scala "00".

La scala H0 si diffuse rapidamente, specie nelle piccole case della vecchia Europa, e si affermò definitivamente con la produzione commerciale dei primi modelli in plastica, che vennero prodotti dalla RivaRossi nell'immediato dopoguerra, e che consentivano una riproduzione dei dettagli molto migliore che non la pressofusione di leghe di zinco o lo stampaggio su lamiera verniciata. In quegli anni ci fu tutto un fiorire (anche nel nostro Paese) di aziende più o meno piccole che produssero modelli d'ogni sorta, oggi oggetto dei desideri dei collezionisti. Negli stessi anni venne anche introdotta la scala "TT" (dalle parole inglesi "table top", 1:120), che divenne la più apprezzata nei Paesi dell'Europa orientale, dove le restrizioni di spazio erano più sentite che da noi.

Quando il modellismo ferroviario entrò in crisi per la comparsa delle piste automobilistiche negli anni '60, la risposta dei produttori fu l'introduzione di nuove scale. La prima ad apparire fu la piccola scala "N" (1:160), che venne introdotta per iniziativa di un solo produttore. Saggiamente, questi signori misero a disposizione della concorrenza i loro standard funzionali (agganciamento, ruote, binari), per cui questa scala è oggi l'unica in cui la compatibilità dei rotabili sia assoluta.

Di pochi anni posteriore è invece l'introduzione di quella che è oggi la scala più grossa del modellismo commerciale, la scala "G" (dal tedesco "Garten", giardino). Si tratta di treni in scala 1:22.5, che corrono su binari a scartamento ridotto. Nonostante le modeste dimensioni dei prototipi, si tratta pur sempre di locomotive del peso di qualche chilo, abbastanza robuste da funzionare anche all'aperto.



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